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sabato 27 giugno 2009

SPECIALE RECENSIONE GRAND SLAM TENNIS

Se sul Wii si parla di tennis, è quasi normale farlo facendo riferimento a Wii Sports, il gioco presente praticamente in tutte le case in cui è entrata la fortunata console Nintendo. Difficile quindi sfidare un simile avversario senza avere almeno un asso nella manica. Quello della Electronic Arts per questo Grand Slam Tennis è sicuramente il fatto di essere il primo titolo a supportare il Wii Motion Plus ed avere inoltre la possibilità di essere venduto in bundle con esso. Se però il tutto si limitasse solo a questo, non ci sarebbe per nulla da stare allegri. Invece, se vi è scappato un occhio a fondo pagina sul voto globale, notate che qui c'è veramente un titolo al quale portare molta attenzione. Passiamo quindi a sviscerare, aspetto per aspetto, le componenti di Grand Slam Tennis. Partiamo dall'aspetto che probabilmente è il più importante: la giocabilità. Anche se l'impatto grafico potrebbe suggerire altro, Grand Slam non è affatto un titolo dal taglio arcade ma, al contrario, ha aspetti simulativi molto marcati, pur senza sconfinare mai nel frustrante tecnicismo.



I controlli sono molto completi e l'esecuzione di un buon colpo è la somma di diversi aspetti. Prima di tutto viene il movimento che eseguirete con il wiimote: facendo un ampio movimento, di dritto o di rovescio, verso destra o sinistra determinerete un primo cono entro il quale il vostro colpo potrebbe dirigersi. L'altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione è il tempismo con cui eseguirete il colpo. Anticipate, in modo da avere davanti a voi, e sarà più facile eseguire un incrociato. Aspettate la palla al vostro fianco e al contrario sarete avvantaggiati per fare un lungolinea. Ci sono poi gli effetti, poiché col wiimote potrete dare tagli verso l'alto e verso il basso, per rendere imparabili i vostri colpi o per uscire indenni da situazioni complesse. Inizialmente potrebbe sembrare che i colpi partano a caso ma dopo un po' di pratica vi renderete conto che nulla è lasciato al fato. Tutto questo in generale e se utilizzate il semplice Wiimote. Se connettete il Wii Motion Plus le cose cambiano, complicandosi un po'. Nintendo sbandiera ai quattro venti come ora il movimento rilevato sia in scala 1:1 e bisogna ammettere che la precisione è decisamente maggiore. Per fare una prova basta guardare la posizione del tennista mentre attende il servizio avversario. Con il wiimote potete sventagliare quanto volete ma non succederà nulla, col Wii Motion Plus se lo tenete dritto davanti a voi, il tennista terrà la racchetta in quella posizione, se la sposterete anche di poco a destra o a sinistra inizierà a impostarsi sul dritto o sul rovescio.Questo succede in tutti i colpi, con il risultato che se iniziate a mettervi sul dritto ma la palla avversaria vi sorprende sul rovescio il vostro colpo non potrà per forza di cose essere molto efficace. Comportamenti similari si ripercuotono in tutti gli aspetti dell'azione, rendendo ancora più complessa, difficile ma al tempo stesso appagante l'esperienza di gioco. In tutto questo i movimenti del tennista sono automatici, solo la discesa a rete o il ritorno a fondocampo possono essere decisi con un tocco della croce direzionale. Può sembrare un'inutile limitazione ma vi garantiamo che dover pensare ad eseguire il colpo è già abbastanza. Se però avete preso così dimestichezza con l'azione da sentirvi dei campioni, potete complicarvi la vita collegando il nunchuk e determinando anche gli spostamenti in campo.

La bella Ivanovic pensierosa al cambio campo.

Anche in Grand Slam, Nadal ha i suoi inconfondibili pinocchietto.

Patiti del tennis che fu? McEnroe e altre stelle del passato sono disponibili per

voi.

In estrema sintesi potremmo dire che per i neofiti è consigliabile partire a giocare con il wiimote classico, spostandosi poi sul plus solo quando ormai si è tennisti esperti nell'utilizzo del nunchuk. Passando ad esaminare le modalità di gioco presenti, notiamo come non siano particolarmente numerose ma coprano un campo vario entro il quale troverete sicuramente quello che fa al caso vostro. Si parte dalle modalità in singolo che vi offrono, in modo molto canonico, di allenarvi, di cimentarvi in un match singolo o di affrontare il Grande Slam. Questa è la modalità che più somiglia a un vero e proprio career mode e vi darà la possibilità di creare un vostro personaggio con cui affrontare i quattro tornei tennistici più famosi al mondo. Non si tratterà però solamente di un susseguirsi di match, l'uno uguale all'altro. Attraverso incontri di esibizione potrete migliorare le caratteristiche del vostro giocatore e acquisire nuove capacità. Passando poi al multiplayer locale, potrete giocare fino in quattro. Le sfide potranno avvenire sia tramite match classici sia attraverso competizioni più fantasiose con regole speciali, che potrebbero prevedere punti doppi se si utilizzano determinati colpi o se si centrano determinate porzioni di campo.Chicca finale, non da poco, è rappresentata dal multiplayer online. In questo caso potrete cimentarvi in partite sia classificate che non, scalando le classifiche mondiali e facendo prendere, o perdere, punti all'Italia nella classifica per nazioni. Nonostante qualche lieve intoppo questa modalità ha un'ottima resa e vi garantirà sicuramente un surplus di divertimento. Da notare infine che, vista la moda del fitness che pare aleggiare intorno al wii, anche in Grand Slam Tennis non sono voluti essere da meno. Alla fine di ogni partita potrete quindi controllare il consumo di calore che la partita ha comportato. Con il consiglio di eseguire perfettamente il movimento tennistico per massimizzare l'esercizio. Si è già detto che affrontando il Grand Slam potrete creare il vostro tennista personale e farlo progredire, in tutti gli altri casi potrete scegliere il vostro tennista fra i numerosi presenti, sia uomini che donne. Non solo ci saranno i tennisti più famoso di oggi, da Nadal a Federer, ma si potrà impersonare anche grandi tennisti del passato più o meno lontano come Borg e McEnroe ma anche Sampras o Edberg.

I diversi fondali incideranno profondamente sullo stile di gioco che dovrete adottare.


I campi centrali dei tornei dello Slam sono riproposti in modo fedelissimo.

Il pubblico è un pò "cartonato"

La veste grafica scelta è molto intrigante, di buona resa e decisamente furbetta. Electronic Arts, conscia del fatto che il Wii non è in grado di offrire una qualità e un realismo da NextGen ha studiato una sorta di ibrido dal sapore molto cartoon. Come potete notare dalle immagini, i tennisti più famosi risultano così facilmente riconoscibili ma al tempo stesso con un taglio decisamente simpatico. Anche in movimento il motore grafico è convincente e le animazioni oltre che fluide sono anche varie e realistiche. Chi si aspettava che Electronic Arts si adagiasse su posizioni sicure, producendo un gioco buono ma senza grosse pretese, rimarrà stupito. Con Grand Slam Tennis hanno deciso di osare producendo una vera e propria simulazione che, pur non risultando mai frustrante, riesce ad aggiungere molto realismo nell'azione di gioco. Fortemente consigliato.

Grand Slam Tennis è il gioco che non ti aspetti. Vedi la veste grafica vagamente cartoon e pensi che la EA si sia comodamente adagiata su posizioni Arcade, sulla falsariga di un wiisports tennis con una maggiore profondità. Niente di più falso. Gli sviluppatori hanno avuto il coraggio osare di più e di inserire aspetti decisamente più tecnici e simulativi. Il risultato è decisamente buono poichè il tutto è stato fatto senza sacrificare la giocabilità ma dando all'azione di gioco una insperata profondità. E' comunque in generale tutta la cura messa in questo titolo a lasciare piacevolmente colpiti e il multiplayer online non è che la ciliegina su di una torta molto succulente che i patiti di titoli sportivi non dovrebbero lasciarsi scappare.

SPECIALE RECENSIONE DAMNATION

Nel panorama ludico attuale, Damnation è, sicuramente, l'opera ad ambientazione “steampunk” più interessante del momento; tuttavia, neanche il poco consueto affresco di scienza, fantascienza e storia può evitare ai signori della Blue Omega Entertainment un piccolo fallimento sotto quasi ogni profilo. E' notevole, sicuramente, l'idea di mescolare Robot e tecnologie più o meno avveniristiche ad un mondo poco più evoluto del vecchio West, ma a fronte di una ambientazione (e non di una trama,ndAleNet) interessante, ci si aspetterebbe,oggi,un notevole contributo anche alla parte strettamente tecnica. E'andata così? Sfortunatamente...no.La maggior parte del tempo, lo passeremo ad estrarre e rinfilare la pistola (o comunque l'arma scelta), dalla fondina, sparando su avversari dotati di un quoziente intellettivo a dir poco deprimente. Quando non saremo impegnati a far saltare le cervella androidi dei nemici, saremo chiamati a saltare, letteralmente, di palo in frasca sui vari punti dell'ambientazione dove ci troveremo a muoverci, come dei novelli Spider-Man, in una sorta di brutta rivisitazione di un immortale classico del passato, ovvero Donkey-Kong. E, se è innegabile che il background possa in qualche misura avere il suo fascino, il tutto è stato malamente rovinato da una realizzazione tecnica ben al di sotto degli standard, sia sul piano grafico, che su quello sonoro.


Il nostro alter-ego risponde al nome di Hamilton Rourke : ci troviamo in un diciannovesimo secolo alternativo dove, nel pieno di una guerra civile, robot a vapore e armi tecnologiche sono a disposizione delle fazioni in lotta. Il cattivo di turno, tale Prescott (qualcuno ha visto il film “Il segreto del mio successo”? I due “malvagi” hanno in comune nome e carisma...), è salito al potere grazie al denaro e alla violenza, schiacciando il popolo sotto un giogo di schiavismo e abusi.Inoltre, le sue schiere si avvalgono tanto di robot quanto di supersoldati “dopati” da un siero che ne potenzia crudeltà e prestazioni fisiche. Non serve dire che il nostro compito sarà quello di rimuovere il tiranno dal suo trono, in modo da poter vivere tutti felici e contenti...e per non sentirlo mai più sciorinare la sua filosofia di vita dagli enormi altoparlanti sparsi per buona parte del gioco (una cosa alla “Equilibrium”, tanto per rimanere in tema cinematografico). In ogni caso, il perché del fatto il mondo si sia ridotto in tale stato e comedovequando siamo entrati nella Resistenza - per così dire, rimarrà un mistero fino alla fine: tutti i fattori “storici” del gioco, infatti, sono relegati a brevissimi intermezzi di poca utilità, qualche foto sui giornali e pagine di diario che non riveleranno, alla fine, nulla di davvero utile. Tuttavia, ci si rende ben presto conto che la raffazzonata trama dietro al gioco sotto esame, è poco più d'una scusa per procedere linearmente di livello in livello, saltando, sparando, capriolando, rullando e tirando, in un continuo andirivieni stimolante quanto un film coi sottotitoli in Swahili. Al di la dei controlli relativamente intuitivi per effettuare dei salti tutto sommato divertenti (almeno per i primi 5 minuti) ci si accorge fin troppo presto che anche la fisica è costantemente violata dal gioco, con assurdità che sfiorano il ridicolo in fin troppe occasioni. Il design stesso dei livelli non aiuta : è come se i programmatori si siano accorti all'ultimo secondo del fatto che Damnation dovesse essere uno sparatutto in terza persona con elementi action e stealth, condannandolo però a non essere niente di tutto questo.



Così, ci troveremo a saltare da un punto all'altro delle locations senza soluzione di continuità, per poi essere costretti dal fuoco di sbarramento dei nemici a passare qualche minuto (!) dietro ad un riparo, uscendone e sparando mentre i cari nemici ricaricano le armi. Diverte la prima volta, ovvio la seconda, alla terza l'impulso è quello di uscire immediatamente ed aprire il fuoco, ma con il solo risultato di finire nei verdi pascoli anzitempo. I controlli sono piuttosto sgradevoli, tanto se si sta giocando su una console o su un computer (ricordiamo infatti la natura multipiattaforma del gioco in esame). Mirare può risultare persino imbarazzante, tanto con il pad di una Xbox 360, che con quello di una PlayStation 3, perché il movimento degli stick è invero piuttosto impreciso quando si puntano i nemici. Su PC i controlli sono ancora peggio, perché non si sa mai,davvero, quando si sarà (o si dovrà) utilizzare il mouse o la tastiera per effettuare l'azione scelta, sia essa sparare, o saltare, o altro. Questo è particolarmente fastidioso sopratutto nella navigazione dei menù, perché sembra quasi che gli sviluppatori abbiamo lanciato in aria una moneta al momento di decidere come attivare i pulsanti. Mentre una funzione è disponibile premendo il grilletto sinistro del pad (o del mouse) , quella successiva può richiedere di premere il tasto Invio o la lettera “B” per esempio...il tutto, condito dal desiderio di lanciare il disco fuori dalla consolle e passare oltre. Immagini e suoni, vengono caricati con un po' di problemi su tutte e tre le piattaforme. Ogni versione del gioco ha infatti le proprie magagne: quella per Xbox 360 e PC mostrano il fianco alla maggior parte delle critiche: anche la versione PS3 “lagga” a lungo durante il caricamento delle cut-scene. Spesso vedremo le texture caricarsi in ritardo con un effetto pop-up indecoroso, molti edifici di sfondo si vedono con un effetto sfocato e gli “effetti speciali” sono gestiti da animazioni poco credibili. Le capoccie dei nemici tendono ad esplodere in una pioggia di frattaglie, mentre i teschi rimangono al loro posto (con somma gioia di un eventuale Predator, ndAleNet). Gli effetti sonori sono forse ancora più fastidiosi delle voci. I colpi d'arma da fuoco sono due gradini sotto lo standard, la musica non è evocativa, i suoni ambientali da dimenticare. Naturalmente c'e' il multiplayer, che spazia dal Co-op alle modalità classiche come Deathmatch e King of the Hill...ma dubitiamo che anche sotto questo aspetto, il gioco esaminato possa dire la sua in qualche modo.





Non tutte le ciambelle riescono col buco. In effetti, non possiamo aggiungere molto a quanto detto in sede di recensione: Damnation è un titolo nato da un'ottima idea e ucciso da una realizzazione tecnica tutt'altro che linda; un vero peccato perchè indubbiamente lo sfondo era accattivamente.Un titolo sotto la media in ogni aspetto, che non ci sentiamo di consigliare a nessuno,se non ai neofiti del genere.

SPECIALE RECENSIONE ARMA 2

C'era una volta un coraggioso team di sviluppatori cechi. Capaci di dare alla metà degli anni Novanta, a chi ancora pensava all'Europa dell'Est appena liberata dal gioco comunista come ad un agglomerato granitico di aree di pensiero e produttività stagnante, una lezione di storia contemporanea e di sociologia. Gli amici della Bohemia Interactive, infatti, desiderosi di mettere i puntini sulle i sulla loro provenienza fin dalla scelta del nome, realizzarono uno dei giochi bellici più innovativi di sempre, in grado ancor oggi di essere ricordato come un benchmark assoluto per i veri appassionati del genere.Proprio nel momento in cui l'utenza media iniziava a riprendersi della sbornia di deathmatch e capture the flag allora impazzante nei LAN party in rete locale e sulle prime connessioni internet degne di questo nome (dall'ISDN in su), il nostro intrepido team boemo regalò agli appassionati un gioco rivoluzionario, quell'Operation Flashpoint che metteva in soffitta, una volta per tutte sembrava, le azioni scriptate dei nemici, i fossati e i muretti invalicabili, le campagne “ferroviarie” (nel senso che pareva di percorrere un binario, nel giocarle), le missioni da giocare come il programmatore le aveva pensate oppure nulla. Confermato da due espansioni di successo, il capostipite del free roaming militare s'imponeva all'attenzione di appassionati e critici, battendosi ad armi impari contro le major dell'intrattenimento che rispondevano a colpi di Medal Of Honor e Call Of Duty uno troppo simile all'altro per far gridare davvero all'innovazione.



Un Hind-D in cerca di guai. Meglio tenere giù la testa e non farsi notare...



Forze speciali "locali" sorvegliano le manovre di rifornimento dei velivo

Vero è che il pubblico degli FPS, nato e cresciuto di fronte ai primi shooter stile Doom e Quake, immediati e adrenalinici, mostra di solito poca dedizione ad un approccio più pensato e pianificato. Lo testimonia la perplessità con cui venne accolto il primo Rainbow Six, davvero troppo cervellotico e macchinoso, salvo poi divenire un franchise di successo quando si rinunciò ad un po' di tecnicismi a vantaggio dell'immediatezza dell'azione. Per questo motivo, complice anche una parentesi in felicissima sulla vecchia Xbox, OF non riuscì mai a sferrare un vero assalto al mercato, mantenendosi un prodotto di nicchia, poco frequentato nella sua pur ottima componente online.La tendenza venne confermata anni dopo da ArmA, discendente diretto di OF che ne riprendeva, aggiornandone la tecnica, l'impostazione libera e l'elevato grado di realismo. Anche in quel caso, meritato voto altissimo per il gioco ma requisiti hardware elevati e, ancora una volta, gameplay così realistico da allontanare i casual gamers più propensi a partite mordi e fuggi con titoli più immediati. Occasione sprecata anche per l'assenza di un porting per le console di larga diffusione, che avrebbe certamente contribuito a far circolare il nome del brand, facendolo conoscere ad un pubblico che si fa sempre più numeroso, e d'età media sempre più elevata.Oggi la BI ci riprova con ArmA 2, mostrando di saper trarre utili indicazioni dal passato anche recente e distillando ulteriormente un prodotto che merita le ore che vorremo dedicargli più della maggior parte dei titoli di genere visti in questi anni.Se la formula free roaming, la vastità della mappa (225 chilometri quadrati!) e la quantità di mezzi e armamenti messi a disposizione (si veda anche la Preview del gioco pubblicata su queste pagine) rispecchiano appieno la tradizione boema di FPS realistico, confermando e anzi innalzando l'asticella della qualità generale, parecchie innovazioni nel gameplay e nella tecnica puntano ad allargare il bacino d'utenza potenziale anche a giocatori non hardcore, pur senza rinunciare alle caratteristiche peculiari di un prodotto d'eccellenza che, proprio per questo, non può rivolgersi proprio a tutti.Si parte dal miglioramento della grafica, già ad ottimi livelli, che ora compete sia quanto a qualità delle texture che a fluidità, anche nel multiplayer, con titoli assai meno “affollati”. Gestire 50 partecipanti in connessione diretta durante le partite online non deve aver comportato uno sforzo d'ottimizzazione da poco e perdoniamo volentieri qualche impuntatura davvero sporadica del motore in virtù della scorrevolezza generale constatata e dell'ottimo frame rate sempre mantenuto. Eliminati gli effetti pop-up così fastidiosi in ArmA e fortemente aumentato il livello di dettaglio. Amici e nemici, adesso, hanno ciascuno un aspetto diverso dall'altro e sono ben riconoscibili proprio come attori di un film.


http://www.gametrailers.com/player/43120.html


Dal punto di vista sonoro, invece, c'era poco che fosse possibile fare per superare quanto fosse già stato fatto in passato. Rumori ed effetti, comunque, sono ancora una volta curati a livello maniacale, al punto di campionare per ciascun veicolo un diverso suono di messa in moto. Semmai un appunto potrebbe essere mosso alle parti recitate di dialogo anche se, l'accento russo degli abitanti di Chernarus non permette certo virtuosismi shakespeariani. Poco invasiva la musica, infine, e va bene così. DI giochi che imitano i film di guerra ce ne sono a iosa, là fuori. ArmA mira a ricreare la guerra vera, non un lungometraggio, c'è una bella differenza.Poi c'è il gameplay. Una delle croci, più che delizia, di OF e ArmA era il fatto che, dato l'elevato grado di realismo degli effetti delle armi leggere sui personaggi coinvolti, bastava una pallottola in una gamba a menomarci nel bel mezzo di una lunga missione, costringendoci a strisciare, nel vero senso della parola, fino alla base alleata più vicina in cerca di cure. Ecco il colpo di genio: in ArmA 2 è possibile trascinare al coperto un compagno ferito (lo stesso faranno con voi i vostri commilitoni) e tentare di medicarlo, rappezzandolo alla meglio per riammetterlo in partita. Il realismo rimane elevato, però. Una pallottola in testa vi spedirà di fronte al vostro Creatore senza passare dal Via, e non riuscirete a curare nessuno se prima il ferito non verrà trasportato fuori della linea di tiro delle armi avversarie.Le missioni e la campagna, inoltre, sono state arricchite di un meccanismo RPG di interazione con i PNG, attraverso dialoghi a risposta multipla che influenzano, assieme alle vostre azioni, il livello di risposta della gente che incontrerete e il numero d'informazioni che si diranno disposti a fornirvi. Fate il diavolo a quattro in un villaggio con il vostro tank e gli abitanti saranno ben lieti di mantenere il completo riserbo sulla presenza di un cannone controcarro in agguato dietro la prossima curva della provinciale. Se invece vi mostrate affabili e generosi nel dispensare qualche favore, ricambieranno spesso con qualche notizia sugli spostamenti di truppe nemiche nell'area.Il coinvolgimento nella campagna single player, come sempre lunga e articolata, è sicuramente accresciuto da queste attenzioni e, più in generale, da una maggior focalizzazione sugli obiettivi da completare e sui ruoli dei protagonisti, i marines Recon del Team Razor impegnati nel difficile compito di riportare stabilità nella tormentata repubblica ex-sovietica di Chernarus.Alla vastità del single player, poi, corrisponde un multiplayer d'eccezione, anche questo in grado di stabilire un primato con la possibilità di avere 50 giocatori per mappa simultaneamente. Partecipare ad una “spedizione punitiva” formando assieme ai compagni (umani) d'avventura un piccolo gruppo da combattimento blindato con cui dare l'assalto alle posizioni avversarie, o uno stormo misto di elicotteri da trasporto e cannoniere, regala soddisfazioni che nessun assalto disordinato e individualista, di quelli che caratterizzano troppo spesso i titoli concorrenti, potrà mai darvi.E' giusto metterlo in chiaro, comunque. Diventare padroni del campo di battaglia richiede dedizione, costanza, pazienza e volontà Un po' come diventare bravi soldati per davvero. Giocando ad ArmA imparerete che i proiettili seguono leggi fisiche precise e vuotare il caricatore sparando “dal fianco” serve solo a sprecare munizioni, che camminare e correte troppo stanca, che un elicottero è più difficile da pilotare di una Panda e che se uno ti spara con un fucile d'assalto, devi sperare che non ti prenda o sei morto. Una realtà dura da accettare per chi è campato caricando a testa bassa nidi di mitragliatrici, convincendosi di poterla fare franca in mezzo ad un bombardamento di mortai. La guerra vera è diversa e non perdona sbagli. Più o meno come i titoli Bohemia, ma vuoi mettere la soddisfazione di vincere per davvero, senza aiuti, armi “hit-scan”, nemici che si affacciano sempre dietro lo stesso angolo e così via?Ancora una volta, ecco un gioco che non fa, e nemmeno vuole fare, compromessi con nessuno, costi quel che costi. Chi è pronto per un'esperienza tanto immersiva da somigliare per davvero alla realtà, è pregato di non lasciarsi scappare questo titolo superbo e ineguagliato, diverso da tutti i sedicenti concorrenti. Tutti gli altri continuino pure ad accontentarsi, se preferiscono.

Qualcuno tagli l'erba ogni tanto, però...


Non ti distrarre, amico! Ci penserai alla prima libera uscita, a quella!


Il morso dei Cobra. Non c'è scampo per i carri dei ribelli!

Free roaming. Mai termine fu più abusato, liberamente interpretato, contrabbandato, spacciato, stiracchiato, dai tempi del primo GTA in poi. La verità è che sono davvero pochi i titoli che meritino questo appellativo. Ancora di meno se scremiamo la lista di tutti i titoli “crime oriented” (da GTA a Mafia, passando per il Padrino e True Crime) e ci concentriamo sui giochi bellici. Dai tempi di Operation Flashpoint in poi, Bohemien Interactive ha esercitato un regime di monopolio del genere, lasciando ai concorrenti le siepi invalicabili e i nemici scriptati e regalandoci l'esperienza più vicina alla guerra autentica che sia possibile simulare su un PC domestico. Nemmeno il discusso Far Cry 2 è riuscito ad incrinare, ad oggi, un dominio confermato, ancora una volta, dal secondo capitolo di ArmA. Prezzo da pagare è, ancora una volta, quello della complessità che fa dei giochi BI titoli riservati ad una cerchia ristretta. Ma chi dice che questo sia un difetto?

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